mercoledì 4 aprile 2007

Ecco a che serve la logica giuridica!

Cercando sul web ho trovato tutte le risposte che non avevo avuto al corso di logica ed informatica giuridica!

A che serve la logica nel diritto? Questa potrebbe essere una prima risposta, considerando che l'esame si terrà la prossima settimana...

Nella nostra cultura deve essere superato un pregiudizio di matrice tipicamente razionalistica, secondo il quale l’atto giudiziale sarebbe costituito essenzialmente dalla sussunzione logico-formale della fattispecie nella norma di legge: si rende opportuno riscoprire il fondamento retorico e, dunque, argomentativo del discorso processuale. L’interesse del pratico, e di conseguenza del filosofo in senso autentico, si manifesta già nel momento in cui, per esperienza diretta, egli viene a contatto con il mondo del giuridico ed è chiamato a trasformare ed organizzare il proprio pensiero in funzione di una necessità concreta. Ebbene questa necessità è il veicolo che permette di costruire un discorso controllabile circa il vero, un discorso cioè che pur dotato di estrema libertà ed a-sistematicità, tuttavia non si risolva in puro arbitrio o, peggio, in chiacchiera.

Infatti, oltre che disciplina concreta e tecnica di persuasione, a mio avviso il fenomeno retorico palpita di un bisogno mai sopito per chi a vario titolo si interessa del giuridico: il bisogno di riscoprire una identità perduta. Molti sono i segnali in virtù dei quali è possibile sostenere che il giurista sente oggi la propria inferiorità manifestarsi in confronto con materie dagli statuti epistemologici molto più scarni ma nello stesso tempo molto più lineari, mi riferisco in modo particolare alle discipline tecnico-scientifiche. La mancanza di univocità ed una male intesa scientificità impediscono al giurista di presentarsi con una identità propria, e lo costringono sempre a celarsi dietro la maschera del conoscitore di leggi, metafora che, soprattutto in un periodo come il nostro caratterizzato da una forte ipertrofia legislativa schiava di una sindrome da iperproduttività, sembra non più in grado di fornire adeguati parametri per costruire l’identità di un professionista completo. Ciò che contraddistingue infatti i giovani giuristi contemporanei è la difficoltà di inquadrare la multiforme realtà del diritto in fattispecie che non sono rispondenti al concreto dipanarsi degli eventi della vita reale. Oppure essi si scontrano con il difficile compito di reperire il materiale normativo nella gran mole di atti di svariata natura, che si presenta di oscuro significato in quanto alla smania di legiferare non corrisponde un’adeguata ponderazione degli equilibri interni al sistema sociale. Nello stesso tempo, però, i più accorti tra loro avvertono questa perdita che si esprime in un senso di scoramento e di sfiducia nel giuridico. Al di sopra ed al di là di una semplice conoscenza del dato normativo, su cui si adagia buona parte di coloro che ritengono il compito del giurista esaurito in questa fatica e che di volta in volta necessita di approfondimento in un campo piuttosto che in un altro, manca infatti la concretezza di saper intervenire direttamente con la propria attività, con un agere efficace e fondato.


Questo agere è connaturato alla retorica forense, che si sviluppa nella dialettica classica e attinge alla topica giuridica, si attua nella capacità degli argomenti prodotti dalle parti (ma anche dal giudice nella motivazione) di resistere alla critica elevata o elevabile contro di essi nel processo: sicché le tecniche di interpretazione, i luoghi argomentativi, la casistica sempre aggiornata, il dialogo che si esplica nel contraddittorio tra tesi contrapposte e, finalmente, le norme positive sono i vari temi che denotano la prova del ragionamento del giurista che, spesso inconsapevolmente, attinge il proprio sapere alla tradizione classica dell’oratoria giudiziaria del mondo antico. .

Per queste considerazioni si è ritenuto che la dimensione di studio della retorica, in particolar modo della retorica classica, sia patrimonio la cui riscoperta non è più procrastinabile. La retorica classica, infatti, fornisce un valido esempio di quella attività tecnica, ma anche di riflessione sui principi, necessaria nella formazione del giurista. La scelta della retorica classica si basa inoltre sul fatto che l’individuazione topica dei loci e la loro organizzazione retorica permette di confutare quei concetti fuorvianti di “ordine univoco del discorso” e di “sistema” che hanno caratterizzato il patrimonio della mentalità giuridica moderna. Una siffatta metodologia attende che siano riformulati i suoi principi i quali oggi si fondano su di una tradizione che si è semplicemente trasformata nella sua faccia peggiore: la persuasività bruta, specie se occulta, intesa come forza e come sopruso che preme sull’emotività più che sulla ragionevolezza.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche noi domani affronteremo l'esame di logica giuridica. Leggere il tuo post ci ha chiarito un po' le idee... :-)

fabi&vale

Anonimo ha detto...

ah, anche noi siamo iscritte a Giurisprudenza a Palermo.. potresti darci qualche informazione sul compito? La sentenza è difficile come la immaginiamo? Risulta semplice rintracciare tutti gli argomenti interpretativi?
Scusa la curiosità.. la paura è tanta! :-P

fabi&vale

Planetk ha detto...

In Bocca al lupo allora... anche se in ritardo. Ricordo che l'esperienza del compito non è stata delle più esaltanti. Ma alla fine il voto mi ha soddisfatto.